Un minimo d’ordine elevato può ridurre il prezzo unitario e aumentare le risorse ferme in magazzino. La convenienza dipende dalla velocità di vendita, dallo spazio disponibile e dalla possibilità di riutilizzare la merce. Il solo sconto sul listino non descrive l’intera scelta.
Propongo di confrontare il risparmio previsto con il tempo di permanenza e con le alternative di approvvigionamento. Anche la fragilità della previsione conta: un articolo poco stabile può lasciare una scorta difficile da assorbire. Occorre rendere esplicita l’ipotesi di domanda usata nel calcolo.
In un esempio ipotetico, un rivenditore può acquistare confezioni standard in grandi quantità oppure lotti piccoli con consegne frequenti. La scelta cambia se lo spazio serve a un’altra categoria più richiesta. Il costo dell’occupazione emerge considerando l’uso alternativo delle risorse.
La verifica successiva confronta la scorta prevista con quella rimasta. Un accordo conveniente in una stagione può perdere utilità nella successiva. Rivedere i minimi permette di collegare la politica di acquisto alla domanda effettiva e alla capacità del negozio di gestirla.
