Dividere il prezzo di un capo per il numero previsto di utilizzi produce una misura indicativa, non un valore certo. La frequenza dipende da preferenze e condizioni personali. Il confronto può aiutare a discutere l’acquisto, purché l’ipotesi rimanga visibile e non venga presentata come risultato garantito.
Propongo di distinguere gli utilizzi già osservati da quelli soltanto immaginati. Un capo simile già posseduto può offrire un riferimento, senza assicurare lo stesso comportamento. Anche eventuali costi di cura o adattamento possono essere pertinenti alla valutazione personale.
In un esempio ipotetico, due prodotti hanno prezzi diversi e frequenze previste differenti. Il confronto cambia se uno rimane inutilizzato perché poco coerente con le occasioni reali. Una stima molto ottimistica può rendere apparentemente conveniente qualsiasi acquisto.
La misura serve come domanda sul modo in cui il prodotto verrà usato. Non stabilisce da sola qualità o benefici ambientali. Il suo valore sta nel rendere esplicito il rapporto tra spesa e utilizzo atteso, lasciando al cliente la valutazione del gusto e delle proprie esigenze.
