Una data può indicare ordine, consegna o aggiornamento del documento. Se il suo significato non è chiaro, i programmi possono confrontare eventi diversi come se fossero equivalenti. Anche l’orario richiede un riferimento coerente quando il lavoro coinvolge sedi o sistemi con impostazioni differenti.

Propongo di nominare i campi in base all’evento e di verificare il formato utilizzato. La trasformazione del dato deve essere controllata durante importazioni e collegamenti. Una data visualizzata correttamente può comunque essere stata interpretata con un ordine diverso tra giorno e mese.

In un esempio ipotetico, un report usa la data di inserimento mentre un altro usa quella della vendita. I risultati giornalieri possono divergere senza che manchino operazioni. La differenza emerge chiarendo l’evento al quale ciascuna misura si riferisce.

La verifica include casi vicini al cambio di giornata e formati ambigui. Le scelte tecniche devono essere concordate con chi gestisce gli strumenti. Un riferimento temporale comprensibile permette di confrontare dati e ricostruire sequenze di lavoro senza attribuire a un problema di interpretazione il significato di un evento mancante.