Un giovane chiede a un chatbot che cosa stia provando e riceve una descrizione convincente.
Propongo di trattarla come ipotesi linguistica da confrontare con l’esperienza, non come accesso diretto al proprio stato interiore. Nell’esempio, alcune parole aiutano e altre non corrispondono.
Il sistema non conosce tutto il contesto e non svolge una valutazione clinica. Se la conversazione diventa l’unico luogo di ascolto, può essere utile cercare anche una relazione umana competente e affidabile.
